
Siamo nel pieno di una crisi economica senza precedenti ma l'agenda politica della nostra provincia sembra ancora ai tempi lontani precedenti la crisi.
Ci stiamo domandando tutti, chi più chi meno, come possiamo affrontare la crisi economica di questo difficile momento. La domanda è cosa fare e come. La risposta definitiva è ancora un’incognita. Tutti si attendono provvedimenti dal Governo; cioè si attendono che il Governo, l’organo di maggior potere dello Stato, faccia uso del potere di cui dispone per adottare provvedimenti in grado di contrastare la crisi e limitarne gli effetti drammatici sulla popolazione. Il Governo ha adottato delle misure, che il Partito democratico ritiene insufficienti e soprattutto carenti, ed ha richiesto alle Regioni di fare altrettanto con il proprio potere di spesa. E le Regioni stanno rispondendo destinando ad interventi di contrasto alla crisi economica e ad interventi di sostegno per chi perde il reddito cospicue risorse dei bilanci regionali. La Regione Lazio ha stipulato un “patto contro la crisi” con cui ha assunto impegni certi da realizzarsi entro la prima metà del 2010, e cioè durante il mandato della presidenza Marrazzo, che riguardano il reddito minimo garantito e la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro avviando alcune opere pubbliche con procedimenti di massima urgenza. Inoltre la giunta Marrazzo ha, negli utlimi mesi, attivato numerosi bandi pubblici per l’attribuzione delle risorse europee dei fondi strutturali comunitari. Uno sforzo, quello Regionale, ben compreso dai Comuni della nostra provincia, che hanno partecipato con numerosi progetti di sviluppo locale e, finanche dalla Camera di commercio che si è fatta parte attiva per non perdere questa opportunità. La Provincia di Cusani ha inteso, invece, di chiedere alla Regione di posticipare le date di scadenza dei bandi a causa della campagna elettorale. E’ abbastanza stupefacente che in un momento come questo, in cui da tutte le parti si sollecita ad agire con rapidità ed urgenza, il Presidente Cusani chieda invece di ritardare dei provvedimenti di investimento diretto sui territori locali che, di quelle risorse, ne hanno un bisogno vitale. E’ altresì stupefacente la ragione indicata dal Presidente Cusani e cioè che a causa della campagna elettorale il ceto politico era distratto in altre faccende più importanti e, quindi, adesso bisogna attendere che i nuovi eletti nelle istituzioni decidano che fare. E’ il caso di ricordare al Presidente Cusani che una politica seria di sviluppo del territorio locale non si può inventare dall’oggi al domani. I processi di sviluppo locale sono, appunto, processi, cioè azioni di medio e lungo termine che si costruiscono giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, con continuità e costanza e non si inventano il giorno prima della scadenza del bando. I risultati delle invenzioni dell'ultimo momento ce li abbiamo davanti agli occhi, tutti i giorni. Si chiamano Centro intermodale merci e Fiera di Latina i due più importanti investimenti di fondi comunitari in questa provincia, fortemente voluti dalle amministrazioni del centrodestra, che si sono conclusi con amari fallimenti. E sono stati, così, bruciati decine di milioni di euro destinati a creare sviluppo ed occupazione. Eppure ci sono stati Comuni che pur impegnati nel rinnovo amministrativo non hanno avuto alcuna difficoltà a rispettare i termini dei bandi, come Roccagorga e Bassiano. Non hanno avuto alcuna difficoltà perchè sui Monti Lepini si lavora da anni, insieme, sulla programmazione integrata per lo sviluppo locale con una strategia adeguata e con gli strumenti più adatti. Non possiamo più accettare che in questa provincia le risorse pubbliche per gli investimenti siano utilizzate senza alcun criterio di coerenza con le reali potenzialità del territorio. E non possiamo più permetterci di sciuparle insensatamente come nel passato. Le risorse comunitarie sono, per ogni Paese europeo, una opportunità di primaria importanza per contrastare questa crisi economica. Sulla capacità di acquisirle e di gestirle si gioca una parte importantissima delle possibili prospettive future dei territori. Sbagliare, in questa fase, significa condannare la provincia ad un sicuro decadimento.