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martedì 10 novembre 2009 ore 12:13

La salute della Giustizia Italiana è da molti anni, anzi da sempre, in uno stato comatoso.
Eppure dovrebbe essere, per uno Stato democratico, una delle priorità ineludibili per un buon governo di una Nazione.
Addirittura si può sostenere che la capacità di uno stato democratico si misura dal grado di Giustizia che può offrire.
Il Tribunale di Latina ha delle peculiarità ulteriori in negativo: solo per citarne qualcuna, molti Giudici si connotano con una presenza “transeunte”. Arrivano, stazionano un periodo, poi chiedono il trasferimento per altre sedi. Con i disagi intuibili ed immaginabili per le cause che trattavano e d’improvviso non trattano più. Il contenzioso “scivola” di rinvio in rinvio, prima che un nuovo giudice possa prenderlo in carico.
Questo è un aspetto importante da dover risolvere per poter ottenere una giustizia che funzioni. Intanto, mentre scriviamo sono in partenza per altre sedi i seguenti Giudici: Dott. Cario, Dott.ssa Parasporo, Dott.ssa Riva e Dott. De Robbio.
Una informatizzazione di buona parte del carico giudiziario potrebbe fungere da freno a questo “esodo”.
Come superarlo?. Aumentando il livello del servizio giustizia?. Fornendo maggiori motivazioni ai Giudici per restare?. E di che natura dovrebbero essere tali motivazioni?.
I numeri relativi alla pianta organica dei Magistrati del Tribunale di Latina, del personale amministrativo, delle cause pendenti, più volte citati e riportati dalla stampa locale scoraggerebbero chiunque. 
La  negatività di tale situazione è maggiormente evidenziata dai  luoghi in cui si svolge l’attività  giurisdizionale: sale anguste, spesso insalubri, sovraffollate: troppo spesso gli operatori – utenti, avvocati, magistrati, cancellieri – subiscono, quotidie, uno svilimento della loro attività e della tutela dei diritti costituzionalmente previsti.
Più volte siamo intervenuti, dissentendo, sulla nuova Cittadella Giudiziaria.
Si dissentiva non per scelta di barricata, tout court, ma perché eravamo consapevoli, oggi come allora, dei tempi in cui l’edilizia della costruenda Cittadella Giudiziaria  sarebbe incorsa. (Non sarebbe stato opportuno valorizzare già l’esistente, potenziandolo?. Facciamo riferimento al Palazzo di Piazza Bruno Buozzi fino al TAR, passando per l’Ufficio del Giudice di Pace, acquistare il Palazzo della Procura e degli Ufficiali Giudiziari invece di pagare canoni di affitto mensili esorbitanti, magari adibendo il campo da baseball a parcheggio o a quanto logisticamente utile e funzionale?).
L’edificio prestigioso di “Palazzo M” forse avrebbe potuto esser destinato a servire l’impianto Giustizia per sopperire, almeno transitoriamente,  alle attuali carenze?.
Nel paese cresce una  sfiducia sempre più inquietante, che trova pronte organizzazioni criminali o paracriminali, apparentemente legali pronte ad offrire risposte ad una domanda di Giustizia sempre crescente. Le conseguenze sono intuibili da chiunque.
Il deficit di democrazia così inteso fa inevitabilmente diffondere organizzazioni criminali sul territorio.
Sono aspetti noti: non sono altrettanto note le volontà e le determinazioni delle istituzioni con i correttivi ed interventi da porre in essere.
La recente riforma del processo civile si appalesa come una riforma di facciata inidonea alla soluzione dei problemi da affrontare, come purtroppo abbiamo assistito più volte in passato.
Pur non essendo questa la sede per approfondire tale  problema per una giustizia più equa e spedita, si osserva che compito e finalità della giustizia civile è quella di attribuire  torto o ragione alle parti, sulla base di diritti riconosciuti dal diritto sostanziale, e non ad eliminare fascicoli pendenti.
Tra l’altro va messo in rilievo, che le riforme proposte non incidono in alcun modo sull’arretrato: comunque ogni riforma deve in ogni caso rispettare i principi fondamentali del giusto processo costituzionalmente previsti, che non vanno sacrificati per una formale celerità.
Tutto ciò è bene dirselo provoca una ricaduta fortemente dannosa per l’economia di un paese e veppiù per un tessuto sociale ed economico come quello del comprensorio della Provincia di Latina, già gravemente compromesso.
Che avverte tra l’altro ulteriori urgenze legate a problemi di infiltrazioni di criminalità organizzata pronte ad intaccare il principio di legalità comunemente inteso.
Fabbriche, banche, compagnie assicurative  smantellano tutto o parte delle loro sedi per andare ad investire altrove. Un sistema giudiziario inefficiente non è indifferente a tale processo di delocalizzazione.
L’occasione di riflessione di tali problematiche fornisce lo spunto per riprendere la battaglia sulla restituzione della Scuola di Magistratura nonché l’istituzione della sede di Corte di Appello.
Appare doveroso ed urgente che le forze politiche istituzionali e del settore, tutte nessuna esclusa, si riuniscano nella sede che verrà ritenuta opportuna, per una maggiore consapevolezza della vasta portata dei problemi, e per l’adozione di iniziative concrete e fattive, mirate al superamento dello stato di crisi.
E nel contempo prevedere una conferenza programmatica – entro la fine dell’anno – per dare continuità all’azione politica.

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