
Il “fiore all’occhiello” della Provincia di Latina è forse appassito? Sembrerebbe di si, stando a quando detto in conferenza stampa dall’Assessore Fiabio Bianchi a proposito del progetto degli “Angeli Custodi”. L’idea, nata per contrastare il fenomeno della mendicità minorile e per rispondere a una serie di emergenze sociali, sempre più presenti sul nostro territorio provinciale, era sempre stata descritta dall’Amministrazione Cusani come un esempio virtuoso di cooperazione sociale e come modello organizzativo.
Ma ora il progetto interistituzionale, che nel 2007 – come riporta orgogliosamente il Presidente Cusani nel suo Programma di Governo – era stato inserito tra i 12 migliori progetti di innovazione sociale in Italia, sembra non andar più bene, tanto da necessitare una riorganizzazione totale per diventare un “servizio più funzionale adeguato alle emergenze sociali cresciute per quantità e qualità e molto diverse tra loro”. Eppure proprio in virtù della sua perfetta organizzazione il progetto degli “Angeli” aveva ricevuto un encomio on line del Ministro Brunetta che lo aveva definto “modello di grande professionalità, di innovazione e di coraggio nel rispondere meglio alle esigenze dei cittadini, selezionati per l’efficienza e non solo per il buon cuore”.
Il servizio verrà ora esternalizzato in favore della Croce Rossa Provinciale per arricchire le attività e far fronte all’aspetto sanitario, quello della medicina della povertà.
Senza mettere minimamente in discussione la professionalità, la serietà e la devozione con cui la CRI opera nel nostro territorio, così come altrove, il passaggio del progetto sembra essere privo di una reale necessità e pieno di ombre.
Non è un passaggio indolore, visto che prevede l’esclusione di alcuni operatori volontari che da anni lavorano nel settore e dello stesso funzionario della Provincia, Guglielmo Bove, testa ed anima del progetto. E neanche l’appello alle competenze sanitarie sembra essere convincente visto che è la ASL territoriale a doversi occupare di questo aspetto.
Inoltre la CRI per sua stessa natura di organismo neutrale ed indipendente sembra non poter svolgere quelle attività di controllo del territorio svolte in parte dagli “Angeli Custodi”: si pensi, ad esempio, a tutta le azioni legali e penali legate all’immigrazione.
Il gruppo provinciale del Pd chiede all’Assessore Bianchi di chiarire questi ed altri aspetti della esternalizzazione del servzio, spiegando in primis le motivazioni oggettive che lo hanno spinto a questa decisione. Una decisione che per altro non è stata frutto di una discussione politica, di un confronto, ma unilaterale: nell’ultima Commissione provinciale competente svoltasi prima della pausa natalizia l’Assessore non ha illustrato il suo progetto, deliberato poi il 31 dicembre. Il Pd si chiede: nel progetto saranno inserite nuove professionalità? Se sì, scelte con quali criteri e in base a quali esperienze? E ancora: come cambiano i rapporti economici tra le parti convolte nel progetto?
La Provincia torni al suo ruolo di coordinamento interistituzionale e dica anche come intende coinvolgere i Comuni che sono direttamente interessati dai risvolti pratici legati al progetto degli “Angeli Custodi”. Un progetto, ricordiamolo, inserito in una pianificazione sociale che non può veder alterato di punto in bianco uno dei suoi maggiori punti di forza, così come ci è sempre stato definito da questa maggioranza. La Provincia eserciti finalmente la sua funzione di coordinamento dei piani di zona perchè questo servizio è parte integrante dell’intera pianificazione sociale fra tutti i comuni ed alcuni enti del nostro territorio.
Gli angeli custodi sono forse diventati dei demoni? Oppure si deve presupporre che dietro la scelta dell’esternalizzazione si nascondano risvolti politici estranei al mondo dell’assistenza e della solidarietà?
Latina, 5 gennaio 2010
Gruppo Consiliare Partito Democratico
Provincia di Latina